VLAD III  PRINCIPE DELLA VALACCHIA

 

  Vlad1

Vlad III “Tepes” Principe della Valacchia, ecco chi era Dracula, adesso conosciamo meglio chi era Dracula e che è veramente esistito!…

Vlad III nasce nel 1431 a Sighisoara in Transilvania, secondogenito di Vlad II Dracul principe della Valacchia e membro del sacro ordine del Drago, Ordine fondato dall’Imperatore Sigismondo nel 1418, con il compito di proteggere la cristianità del sacro romano impero dalle continue minacce della potenza Ottomana. Dopo anni di battaglie, tradimenti Vlad II viene assassinato nel 1447 insieme al primogenito. Vlad III (Dracula) appresa la notizia promette di vendicare il padre, da questo momento inizia l’ascesa al potere di Vlad III Dracula, diventando principe di Valacchia nel 1457, grazie al sostegno dei Turchi e del cugino Stephan principe della Moldavia, in questo periodo intraprende la battaglia per la conquista della Transilvania e portare a termine le vendetta per l’assassinio del padre, numerose furono le sue incursioni sulla Transilvania che non si fermarono e andarono avanti per molto tempo.

L’ultimo attacco prima dell’ascesa fu uno dei più sanguinosi, dove morirono più di 20.000 persone. Nel 1461 Vlad III dichiarò guerra ai turchi, ma non avendo l’appoggio di nessuno fu costretto a scappare e rifugiarsi nel suo castello di Arges, fuggito dal castello, tentò di entrare in Transilvania dove fu arrestato e imprigionate a causa di una falsa accusa di alto tradimento. Dopo 12 anni di prigionia una volta libero, tentò la riconquista della Valacchia
dove nel frattempo sedeva al potere il potente Voivoda Basarab III. Vlad III morì nel 1476 proprio nella battaglia contro Basarab III nel tentativo di spodestarlo dalla Valacchia, probabilmente fu proprio il Voivoda Basarab III ad uccidere Vlad III. Vlad III fu poi sepolto nel monastero di Snagov.

I suoi resti non verranno mai trovati.

Adela – Anna Cibotti

Trama

Romanzo gotico, surreale, fantascientifico, nella cui trama Adela è la protagonista di eventi straordinari e misteriosi all’ombra della magnifica Basilica di S. Vitale a Ravenna, chiesa che sarà l’emblema di un fatale destino.Basilica
Esto, il guardiano del cimitero di Ravenna, trova durante la chiusura serale Mariano, strano ragazzo che sembra provenire da un’epoca remota (dal 548 d.C); egli gli narra una stupefacente storia d’amore tra lui e la bella Adela e di come si erano giurati amore eterno. Ma Adela, nipote del vescovo di Ravenna, è destinata a Claudio, nobile condottiero romano.
Questa notizia distrugge l’esistenza dei due giovani. Adela, vittima di un inganno, viene uccisa da una delle guardie di Claudio, ma la sua anima continua a vagare alla ricerca di un corpo in cui abitare per continuare a stare accanto al suo Mariano. Il giovane, accecato prima dalla gelosia e poi dal dolore per la sua morte, non riesce ad avvertire la sua presenza, non sa darsi pace e, deciso a trovarla per darle una giusta sepoltura, si ritrova nel cimitero di Ravenna nel 2014. Lì Mariano riconosce l’amata Adela nel volto della figlia di Esto e sparisce senza lasciar traccia.
Passano altri secoli e in un giorno impreciso dopo il 2420 d.C, in una Ravenna distopica, resa totalmente irriconoscibile dai segni del tempo e della follia dell’Uomo, Mariano e Adela riescono a riabbracciarsi. Non sanno cosa li attende nel futuro, né quanto avranno ancora da vivere, ma ormai sono insieme e questo a loro basta. Sotto gli occhi increduli e stanchi di un vecchio veggente, i due amanti, rimasti giovani nonostante il passare del tempo, se ne vanno, mano nella mano, incontro al futuro.

 

Recensione di Donata Beretta

Il libro parte in un contesto gotico, dove spesso vige il contrasto tra morte e amore sempiterno.
Alla scrittrice il giusto riconoscimento per aver tentato, in sole 163 pagine, di dare compimento alla frase “Ubi tu gaius, ego gaia” (Dove tu sei io sarò), antica formula matrimoniale simbolo dell’amore eterno, sovrastando epoche storiche talmente diverse da risultare, in una prima analisi, inconciliabili.ubi
La vicenda, apparentemente impossibile, mira a rendere immortale l’amore, quasi in un déjà vu alla Romeo e Giulietta; Amore contrastato ed ostacolato dalle famiglie nella cornice di una città bellissima, Ravenna, che fa da sfondo, unendo secoli ben distinti; quasi 2000 anni che a volte sembrano scorrere un po’ troppo velocemente nella brevità del racconto.
Un così profondo sentimento (omnia vincit amor, l’amore vince ogni cosa) si stempera nei bruschi cambiamenti temporali, nel linguaggio talora aulico e talora intercalato al latino, in uno stile abbastanza fluido e costante, con descrizioni particolareggiate che talora tendono a rallentare un pochino il racconto.
I vari personaggi sembrano avere personalità solo per dare senso alla storia. Mi spiego meglio: Adela, Mariano, Claudio, lo zio vescovo non sono a tutto tondo; le loro peculiarità sono descritte per dare “vita” alla vicenda. Noi conosciamo Adela per la sua bellezza quasi ultraterrena, per l’essere fiera e volitiva seppur dolce e amabile ma tutto questo non per riuscire veramente a conoscere Adela ma per essere in grado di a dare un senso alla narrazione. I personaggi appaiono velocemente e scompaiono velocemente, anche per il ritmo rapido della narrazione.
Il racconto non lo definirei propriamente storico, perché non approfondisce realmente le tematiche di alcun periodo storico preciso; non è puramente distopico perché il futuro catastrofista è presente solo per 40 pagine; ha radici invece sicuramente nel surrealismo; Andrè Breton, uno dei teorici di questa corrente, scriveva: “Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero (…).
“Fatevi portare di che scrivere, dopo esservi sistemato nel luogo che vi sembra più favorevole alla concentrazione del vostro spirito. Ponetevi nello stato più passivo, o ricettivo, che potete […] Scrivete rapidamente senza un soggetto prestabilito, tanto in fretta da non trattenervi, da non avere la tentazione di rileggere. La prima frase verrà da sola.”
“Ecco dei personaggi dai modi un po’ disparati […] Così provvisti di un piccolo numero di caratteristiche fisiche e morali, quegli esseri che in verità vi devono tanto poco non si scosteranno più da una certa linea di condotta, della quale non dovete occuparvi. Ne risulterà un intreccio più o meno sapiente in apparenza, a giustificare punto per punto un finale commovente o rassicurante.”
La vicenda sorvola tutte le correnti letterarie, le abbraccia, alla ricerca del senso infinito dell’amore.

Adela


Copertina flessibile:
164 pagine
Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform (9 febbraio 2016)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1523376309
ISBN-13: 978-1523376308
Link per l’acquisto: https://www.amazon.it/Adela-Omnia-Vincit-Anna-Cibotti/dp/1523376309

Corella L’ombra del Borgia – Federica Soprani

Trama

Corella 4

Roma, 1505. In un cupo sotterraneo di Castel Sant’Angelo, Niccolò Machiavelli visita un prigioniero spagnolo, Michele Corella. Il suo corpo è devastato dalla tortura, ma la sua mente ancora vigile e colma di ricordi trascina il letterato in un viaggio nel tempo, lungo l’ascesa e la caduta di Cesare Borgia, all’ombra del quale Corella ha vissuto, custode e araldo di un sogno non suo. Le vicende della famiglia Borgia si snodano lungo tredici anni di guerre, intrighi, matrimoni e delitti facendo emergere uomini e donne in un susseguirsi di grandezza e miseria che trascende la storia, riportando personaggi celebri al ruolo di comuni mortali. Alla fine, non più protetto dal nome del Borgia, Corella dovrà fare i conti con le proprie scelte.

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Fin dai primi capitoli si capisce subito che il romanzo è il frutto di uno studio e una ricerca accurata, non solo dei fatti storici, ma anche delle parole, un lavoro certosino che denota un particolare amore per la parola scritta che riesce ad evocare emozioni nel lettore. La storia dei Borgia viene raccontata attraverso gli occhi di Michele Corella il sicario – umanista, l’anima nera di Cesare Borgia.

I due protagonisti sono legati da un’indissolubile amore fraterno che spinge Corella a vivere nell’ombra gravitando attorno al suo sole, Cesare.

Il ritratto di Cesare che dà l’autrice è lo stesso che mi sono prefigurata attraverso gli innumerevoli libri letti: orgoglioso, combattivo, arrogante, impavido, fiero, ambizioso e irascibile, amante delle belle donne e del gozzovigliare. Inutilmente Corella cerca di mitigare il suo carattere impetuoso ma “c’è troppa poca vita in una vita per Cesare Borgia”

Corella 2

Ho trovato bellissimo il passaggio dove, in una delle tante feste in Vaticano, i personaggi si trovano a banchettare e disquisire sulla primavera del Botticelli assegnandosi dei ruoli nell’allegoria: festini e banchetti “che degeneravano inevitabilmente in orge”.

La scrittura dell’autrice riesce a rendere vivide le immagini.

Ho pianto per la morte di Alfonso D’Aragona per mano di Michele, nonostante conoscessi la storia, attraverso i libri letti, ed abbia vissuto varie volte la sua morte, questa mi ha particolarmente colpita: Alfonso è sofferente sul letto quando vede entrare Corella nella stanza, capisce subito l’ineluttabile destino che lo attende e con dolcissime parole, egli non si rammarica per la sua sorte, ma si duole di non poter prendere commiato dalla sua amata sposa.

corella 3Sullo sfondo della storia gravitano le vicende dell’angelica Lucrezia, della prorompente Sancha e dell’indomita Caterina di cui Corella si innamora, una licenza dell’autrice resa con molta sensualità.

Caterina Riario Sforza dava voce e forma al desiderio della carne. Era l’anelito dell’anima che si confondeva per un istante, nell’oblio dei sensi, nella comunione con un altro essere che si percepisce come pari e complementare.”

Sulla vita di Michele Corella si sa poco o nulla, anche la sua morte è ancora avvolta nel mistero, ma Federica Soprani riesce a farlo rivivere magistralmente nel suo romanzo.

Ho amato il suo Corella, una sublime lettura.

CorellaCopertina flessibile: 232 pagine

Editore: Mondoscrittura (1 gennaio 2013)

Collana: La macchina del tempo

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8897960030

ISBN-13: 978-8897960034

L’enigma Michelangelo – Daniela Piazza

Trama

Bologna, 1494. Gli ospiti di palazzetto Aldrovandi hanno occhi solo per lui, un giovane artista schivo e irrequieto. Ha il naso schiacciato, da lottatore, e le labbra carnose di chi non sa trattenere un pensiero in bocca: di nome fa Michelangelo Buonarroti e la parlata tradisce la sua provenienza da Firenze. A meno di vent’anni è già uno dei favoriti alla corte medicea, dove l’ha voluto il Magnifico, ma ha lasciato la città prima dell’ondata di terrore dei roghi del Savonarola. E ora, libero dai capricci di un committente, sta realizzando una scultura marmorea che è destinata a cambiargli la vita. Il cupido.jpgCupido dormiente è un omaggio ai maestri dell’antichità, ma se in tempi così duri mettere un tozzo di pane in tavola è un’impresa anche per un astro nascente come lui, affidarlo a un apprezzato mercante d’arte come Baldassarre del Milanese è quasi una necessità.
E così, mentre il suo autore è ostaggio di una passione da cui non sa se farsi travolgere, l’Amorino inizia un viaggio per le corti italiane che si trasforma presto in una vera e propria caccia. Da Caterina Sforza, pericolosa alchimista, allo spietato Cesare Borgia, ognuno è disposto a pagare la statua con il sangue. Per arrivare al cuore più segreto del Rinascimento, un luogo dove ogni cosa che l’uomo abbia mai sognato diventa possibile.

Recensione a cura di Debora Serrentino

L’Enigma Michelangelo non è semplicemente un bel libro, è una magnifica macchina del tempo. Nel leggere questo libro mi sono trovata catapultata nell’Italia del Rinascimento, testimone invisibile delle vicende delle corti dei Signori d’Italia e delle trame di palazzo che hanno caratterizzato l’Italia rinascimentale.
Grazie alle descrizioni vivide e mai banali ho assistito ai festini di Alessandro VI, alle battaglie vere e politiche tra i protagonisti del nostro Rinascimento, ho potuto “vedere” la congiura dei Pazzi,congiura sono stata accanto a Lucrezia Borgia, ho persino assistito alle operazioni di scelta e taglio dei marmi destinati a creare alcune delle opere più belle del nostro patrimonio artistico.
Ovviamente uno dei personaggi più “vivi” è Michelangelo, uomo tormentato tanto nella vita privata, quanto nel suo modo assoluto di concepire la sua arte e le sue opere. Il libro ci permette di accompagnarlo nella sua crescita artistica e umana, di stargli accanto e di vivere con lui i sentimenti tormentati che hanno accompagnato la sua giovinezza, insieme alle soddisfazioni per i riconoscimenti della sua opera.
caterina_sforza-265x300Tuttavia, secondo me, il personaggio più riuscito, e che ho particolarmente amato, è quello di Caterina Sforza, signora di Imola e contessa di Forlì, vera e propria co-protagonista del libro.
Questo è un libro sicuramente da leggere, ben congegnato e ben documentato che pur essendo ricco di particolari e descrizioni, indispensabili per far immergere il lettore nelle atmosfere del tempo, non risulta mai noioso.

enigma


Pagine:
417

Genere: romanzo storico

ISBN: 978-8817074889

Editore: Rizzoli (10 settembre 2014)

Link alla casa editrice: http://www.rizzoli.eu/libri/lenigma-michelangelo/

Dell’amore e della spada: Beatrice e Giuliano A.D. 1513 – Giovanna Barbieri

Trama

Questo romanzo tratta la storia d’amore travagliata tra Beatrice Genga, nobile fanciulla di Assisi, e Giuliano Cacciaguerra, giovane e nobile spellano.

dell'amore2Da sempre amante delle erbe mediche, Beatrice diviene amica di Edmundo e Clorinda, eretici e  di Assisi. L’Inquisizione incombe e gli eretici fuggono a Roma, portando con loro la nobile Beatrice Genga.

Per seguire i suoi sogni, anche Giuliano si dirige nella Città Eterna. Nonostante Beatrice s’innamori a prima vista del giovane, lo respinge, evitando così che lo spellano scopra i suoi segreti e quelli degli amici.

In una Roma rinascimentale, dove convivono artisti, inquisitori, maestri d’arme e soldati di ventura si decideranno le sorti dei due innamorati e degli eretici.

dell'amore5

Recensione a cura di Jessica Pennini:

Ho divorato questo romanzo storico, con una vena sentimentale. Amo lo stile di scrittura, lineare e scorrevole, di questa autrice, con molta cura in ogni suo aspetto lessicale e grammaticale. La ricerca è come sempre accurata e puntigliosa e trascina il lettore nel periodo storico preso in considerazione. I personaggi principali, di finzione ma ben caratterizzati e calati all’interno della loro epoca, vi faranno innamorare.dell'amore3

La loro storia d’amore, complicata, è raccontata con maestria e non si tratta della solita storia banale e scontata. Troviamo all’interno di questo romanzo personaggi realmente esistiti, anche se solo di passaggio, e l’inquisizione con le sue accuse di eresia. Che dire, brava Giovanna!

Complimenti e continua a proporci i tuoi meravigliosi romanzi storici. Aspetto con ansia il prossimo!

Vi consiglio la lettura di questo romanzo!

Dettagli del libro:

Dell'amore 1

Lunghezza: 160 pagine

Data di pubblicazione: 16 feb 2017

Lingua: Italiano

ASIN: B06X3Y6545

Link di acquisto:  https://www.amazon.it/DellAmore-della-spada-Beatrice-Giuliano-ebook/dp/B06X3Y6545

 

 

 

Storia della Scrittura – Dal Volumen al Codex

Siamo giunti alla quinta puntata della storia della scrittura e del libro, a cura della nostra esperta Paola Milli...buona lettura!

17495492_10209129662414810_1854403749_n

Nella società ellenistica e romana si scrivevano le opere letterarie su papiro preparato in rotoli. Verso il IV secolo si impose l’uso generalizzato della pergamena che portò alla grande diffusione del codex già in uso da circa tre secoli.  Con questo termine si indicò dapprima una raccolta di inventari o di archivi. Nel III secolo, dopo la riforma di Diocleziano, in Egitto codex assunse il significato di registro fiscale o di catasto mentre in Grecia, per definire un codice letterario, erano usati i sostantivi biblos o biblion da cui deriva il nostro “libro”.

17495684_10209129661334783_1817188107_nPresso i Latini con codex si indicava un insieme di tavolette legate tra loro da una cordicella. Soltanto nel III secolo il termine indicò dei quaderni di pergamena o di papiro con dei testi letterari. La prima attestazione letteraria in tal senso si incontra in un poema di Commodiano.

Dapprima, in Grecia e a Roma, si utilizzò la tavoletta da scrittura, di cera o di legno, probabilmente di origine orientale, per i conti, i testamenti, la registrazione delle nascite o per gli esercizi a scuola. Si legavano le tavolette per due, tre o più, e ciò dava il dittico, il trittico, ecc. Si praticava un foro nel quale passava una cordicella che le teneva unite.

Successivamente, invece delle tavolette, si iniziò ad utilizzare pezzi di pergamena uniti tra di loro per formare un libretto che fu il precursore immediato del codice vero e proprio. Dal libretto di pergamena al codice letterario il passo fu breve anche se il rotolo di papiro era ancora considerato il supporto nobile delle opere letterarie.

I cristiani, tuttavia, fin dal II secolo, adottarono prevalentemente il codice per raccogliere i loro testi. Era per loro un modo di sottolineare la differenza con gli Ebrei che ancora scrivevano i volumina, ma ancor più il mezzo per imporsi attraverso la mediazione peculiare dei loro scritti nella società culturale del mondo greco-romano.

17495703_10209129673295082_213076711_nRagioni pratiche ed economiche possono aver spinto i cristiani ad adottare il codice con rapidità e determinazione. Essi dovettero apprezzare la comodità dell’oggetto nei loro viaggi missionari. Questo formato poteva raccogliere passi paralleli delle Scritture, rendendole più facili da consultare.  Importante, inoltre, fu il costo relativamente contenuto del prodotto, la sua solidità e la possibilità di ampliarne il contenuto a volontà, senza i limiti imposti dal rotolo.

Nella tarda antichità e nel medioevo furono elaborate precise regole per la fattura dei codici: essi erano costituiti da fascicoli di due, tre, quattro, cinque o al massimo sei fogli di pergamena che erano squadrati e rigati con punte metalliche a secco.

Dall’XI-XII secolo si cominciò anche ad utilizzare la rigatura a punta di piombo che sul foglio appariva azzurrastra.

In epoca tardo-antica non si usava numerare le pagine, bensì i soli fascicoli. Dall’XI secolo si affermò l’abitudine di apporre al termine di ogni fascicolo il richiamo, cioè l’indicazione della prima o delle prime parole della prima carta del fascicolo seguente per evitare errori in fase di rilegatura.

La numerazione delle carte – prima con cifre romane e poi con quelle arabiche – entrò in uso nel XIII secolo.

Antichissimo è l’uso di eradere la scrittura vergata su un libro mediante raschiatura con pomice per riutilizzarne la materia scrittoria. Venivano erasi testi considerati inutili perché superati.

 

Si immergevano per una notte nel latte i fogli di pergamena che si volevano riutilizzare, strofinandoli con una spugna per togliere l’inchiostro, quindi li si ricopriva con la farina per non farli seccare e li si spianava sotto un peso. Infine li si lisciava con pietra pomice e li si riduceva tagliandoli al nuovo formato – necessariamente più piccolo – che si voleva realizzare. I codici così creati sono detti palinsesti.

 

17496087_10209129661814795_1716438139_n

Il nemico che gioca con i nomi – Paolo Negro

 

Trama

John è un trentasettenne di origini italiane che lavora presso l’ambasciata italiana di Washington. Appare all’inizio del romanzo comodamente sdraiato sull’amaca posta nel patio della sua casa sul lago nel Maryland,  intento a contare i pescatori fermi lungo le rive. La suoneria del suo telefonino, l’inno alla gioia, segna l’inizio della vicenda che lo vedrà protagonista. Non è  un investigatore ma si troverà alle prese con un vero giallo.  Al telefono un funzionario dell’ambasciata gli assegna il compito di rimpatriare la salma di un impresario italiano morto dopo essersi buttato giù da un grattacielo di New York

         “Una faccenda semplice “

La definizione data dal funzionario dell’ambasciata viene presto rivalutata a seguito dell’arrivo via pc della documentazione relativa al “suicida”. Un’insolita, quanto anomala “coincidenza” fa sorgere in John dubbi e domande alle quali darà ulteriore spessore e consistenza l’avvocato Natalie

       “Un alito di vento che mi scompiglia divinamente le lenzuola “

La bella e giovane donna appare portando con sé l’inconfondibile profumo Chanel sensuelle  e il suo look sgargiante, provocando lo spirito dissacrante del suo John che lei stessa definisce

       “ un bastard inside

Le sue capacità d’avvocato rampante chiariscono il pericolo cui incorre il giovane che prende coscienza sul Boeing che lo porterà in Italia con la salma, d’essere

     “Un sacrificabile”

il nemico che gioca 2
La vicenda prende corpo e si arricchisce di luoghi:  Rosazza.

il nemico che gioca 3

Si arricchisce di simboli che rimandano ai Massoni, ai Rosacroce, ad Iside  e all’antico Egitto e alla misteriosa storia di Rosazza con la sua Chiesa disseminata di simboli avulsi al cattolicesimo come il dipinto della battaglia di Lepanto e la sua volta stellata.

Giunto a Rosazza con il feretro di Francesco Allevi ,John incontra Lidia ,l’unica parente e la donna che lo aiuta ad inoltrarsi fra i tanti misteri che legano gli Allevi al “nemico “. Dall’altra parte dell’oceano Natalie si ritrova coinvolta in un triplice omicidio “musicale” .

 il nemico che gioca 4

Lo spartito di Guido d’Arezzo , inno a San Giovanni“, è la chiave per risolvere parte dell’intricato mistero.

Non sarà l’unico delitto di questo thriller che si svolge fra Italia e Usa, che coinvolgerà non solo John, Lidia e Natalie ma le forze dell’ordine italiane e gli investigatori americani. I colpi di scena non mancheranno e il pathos sarà protagonista.

  “Il mondo è  pieno di cose ovvie che nessuno si prende la cura di osservare” – cit. Arthur Conan  Doyle 

Questo romanzo vi spingerà ad osservare i segni e a dal loro un senso.

 Recensione a cura di Maria Pina Chessa

Le prime pagine di questo romanzo mi sono servite per apprezzarne il linguaggio. Paolo Negro non gioca con i nomi, bensì con le parole e lo fa con padronanza e sapienza senza mai incorrere nell’errore di strafare.

Utilizza le parole per giocare anche con il racconto e dimostra d’essere bravo a muovere sullo scacchiere della trama, personaggi, luoghi e simboli .

Introduce nel racconto delle similitudini originali e “fresche” che mi hanno introdotta nel romanzo con piacere e facilità. È  riuscito a catturare e non far scemare la mia attenzione, permettendomi di visualizzare i personaggi e il loro campo d’azione senza annoiarmi con descrizioni infinite e stucchevoli .

La trama è  articolata e complessa ma non incomprensibile. Attraverso numerosi flashback storici mi ha condotta in un tempo dove verosimilmente ha avuto origine “il nemico” che ha agito ed agisce sotto i nostri occhi velati, da una persistente miopia.

Mi ha mostrato un nemico che non ha volto ma tentacoli ovunque, che ha migliaia di nomi propri sapientemente occultati dentro nomi collettivi. Sigle e nomi che ho letto sui giornali o sentito citare nei telegiornali.

Mi ha condotta in un dedalo intricato tappezzato di immagini ,simboli antichi , dove ho ascoltato suoni e musiche e incontrato personaggi che spesso mi hanno portato a seguire false piste. Ho intravisto le controfigure del Minotauro che astutamente cambia pelle e nascondiglio per non essere scovato. Paolo Negro non è Dedalo ( il costruttore del celebre labirinto di Cnosso)  ma bensì un novello Teseo al pari di John e di ogni lettore che segue un filo per indagare e trovare la via per trovare il Minotauro ,sconfiggerlo ed uscire dal labirinto. Ma in questa storia Teseo non uscirà dal labirinto come accade anche all’umanità.

Ho scelto la metafora del labirinto, ma voglio chiarire che non vi condurrà a Cnosso ,questo romanzo. La utilizzo  perché rappresenta il percorso seguito dall’uomo per raggiungere la conoscenza; il Minotauro simboleggia la parte bestiale della mente umana: Il male. Esso è presente, aleggia e incombe in tutto il romanzo e lo si avverte in tutti i misteri in cui il lettore s’imbatte.

I primi capitoli che ci fanno conoscere John: un uomo piacente e  caratterizzato da uno spirito dissacrante; Natalie: arguta quanto gelosa avvocato rampante (i due sono  legati da una relazione indefinibile);  Lidia: la parente superstite della famiglia Allevi da cui ha origine il giallo. In seguito il  thriller entra nel vivo con un ritmo a tratti incalzante.

Gli ingredienti sono quelli giusti e ben dosati per dare alla storia l’impronta del thriller dai connotati complottisti.

Mi sono chiesta cosa abbia scatenato l’ispirazione dell’autore e nutro il sospetto che l’origine sia Rosazza. Leggendo ho perfettamente visualizzato John intento ad osservare i misteriosi simboli disseminati per il paese ma ho avvertito che chi ha scritto ha indagato a fondo quei luoghi.

Un capitolo del libro, in particolare,  mi ha appassionato e sorpresa, è  quello intessuto attorno allo spartito di Guido d’Arezzo. Dai dialoghi fino ad arrivare al delitto è  tutto giocato con le note “sul filo del pentagramma“ in modo ineccepibile.
Giunta alla fine del romanzo,  quando molti misteri sono svelati, ho avvertito la sensazione che si riuscirà a risalire ad  alcuni nomi di questo “nemico” ma si è lontanissimi dal conoscere il nome primitivo .

il nemico che gioca 5

La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nomi nudi.

Il nemico è  come la rosa, rimarrà un mistero irraggiungibile nonostante sia fra noi.

Ho in mano una matassa aggrovigliata ma ho il desiderio di continuare a percorre il dedalo con uno sguardo differente. È tempo d’osservare per capire e proseguire perché il labirinto non è altro che la realtà.

Vi consiglio questo libro per la piacevolezza e la sapienza della scrittura e soprattutto perché troverete che il vero e il verosimile sono più strabilianti della fantasia!!

Giulia Tofana. Gli amori, i veleni – Adriana Assini

Trama

Nella Roma barocca di Urbano VIII trionfa l’arte e imperano le feste, ma anche il Tribunale dell’Inquisizione lavora senza soste. Le leggi le fanno ancora gli uomini e le donne le subiscono, assieme ai matrimoni imposti e ai maltrattamenti non puniti, prepotenze a cui nessuno, nemmeno il Santo Padre, intende porre rimedio.
La musica cambia, però, quando nella città sul Tevere approda una bella forestiera, Giulia Tofana, giovane plebea di dubbia morale e cuore schietto.
Innamorata persa di un barone e amante di un bel frate, non ne sa di scienza né di lettere, ma a forza di trafficare con l’arsenico e l’antimonio, ha messo a punto la formula di un veleno che non lascia tracce, non desta sospetti. Un veleno perfetto, dunque, che però non è per tutti: paladina di giustizia, Giulia lo vende soltanto alle donne.
Per liberarsi di mariti grevi e maneschi, che non hanno scelto.

 

Recensione a cura di Sara Valentino

Adriana Assini e’ una scrittrice e pittrice di acquerelli, nata e vissuta a Roma ha già pubblicato altri tre romanzi: Le rose di Cordoba, Un caffe’ con Robespierre e La riva Verde.

Giulia Tofana. Gli amori, i veleni è il suo ultimo romanzo, uscito da pochi giorni, che ho avuto la possibilità ed il piacere di leggere in pochissimo tempo, tanta era la smania di arrivare alla fine.

“Non basta sapere cosa sia il dolore per non averne paura”

Continua a leggere

Cospirazione Caravaggio – Alex Connor

Trama

1608. Michelangelo Merisi da Caravaggio, il più grande artista del suo tempo, viene espulso dall’Ordine dei Cavalieri di Malta per un crimine misterioso. La sua colpa deve restare un segreto gelosamente custodito.
2014. In una galleria d’arte di Londra vengono ritrovati i cadaveri dei proprietari, i gemelli Weir. La scena è raccapricciante: i corpi, nudi e legati insieme da una corda, presentano segni di tortura e oscene mutilazioni. Chi può aver commesso un crimine tanto brutale? E perché? La polizia brancola nel buio, ma l’investigatore privato Gil Eckhart, esperto d’arte, potrebbe avere una pista: il delitto Weir ricorda un altro raccapricciante duplice omicidio avvenuto a Berlino anni prima e un filo rosso pare collegare le vittime, galleristi di successo, con due capolavori del maestro Caravaggio scomparsi in circostanze misteriose. catacombeCostretto a confrontarsi con un passato che pensava di essersi lasciato alle spalle per sempre, Gil seguirà gli indizi lungo un percorso che porta dalle prestigiose gallerie di New York fino alle buie catacombe di Palermo e scoprirà che nel mondo dell’arte il bene e il male sono dipinti con lo stesso pennello intinto nel sangue.

 

 

Recensione a cura di Sara Quiriconi

Il libro inizia narrando la vita di Caravaggio, pittore straordinario del 1600 con un animo particolarmente irrequieto, nella vita ha affrontato varie vicissitudini. Fu condannato a morte dopo una breve rissa dove un uomo trovò la morte a causa sua e da quel momento, per scappare dalla pena capitale inflittagli iniziò a girovagare… ( maggio 1606 circa)

Continua a leggere

L’Altare dell’Abisso – Patrich Antegiovanni

Trama

BevagnaBevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.

In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.
Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.

Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.

Recensione a cura di Francesca Giovannetti

Questo libro è una miscela di suspence, esoterismo e introspezione. I personaggi sono ben delineati, i caratteri descritti con cura e incisività. La scrittura è ricca e cadenzata. Continua a leggere